NYT Connections Hint - 22 febbraio 2026
Ciao, amanti delle connessioni! Oggi è domenica, fuori piove quel tanto che basta per convincervi a restare sotto il plaid con la tazza di caffè – e io, invece, mi trovo a duellare con una griglia che puzza di nostalgia. Capelli che vanno in tilt, vignette di quando ero poco più di un pargolo e, in mezzo, un certo Teddy Roosevelt che sembra voler ricordare a tutti chi ha inventato il peluche. Insomma, se anche voi vi siete detti «ma perché REJECT e SILVER finiscono nella stessa lista?», be’, benvenuti nel club. Respirate, preparate le crocette mentali e correte (piano, col bastone!) verso le mie impressioni su ogni parola – prometto un po’ di storia, un po’ di cattivi pensieri sui capelli bianchi e tanti ricordi di domenica mattina con il giornale tra le mani.
Spiegazioni delle parole
OUTCAST
Il classico emarginato, colui che la società «scarta» come se fosse una carta sbagliata a briscola. Quante volte vi siete sentiti fuori posto al gruppo Whatsapp? Ecco, Outcast è il vostro alter-ego inglese.
SALT-AND-PEPPER
Non è solo il sale e il pepe sul tavolo: è l’elegante sfumatura dei capelli quando il tempo decide di dipingerli a macchiette. Mio zio la chiama «grigio da gentiluomo», ma sappiamo tutti che è colpa dello stress e di qualche figlio adolescente.
BLONDIE
Prima di essere una band, è stata la regina delle strip domestiche: Dagwood che fa il panino alto un palmo, Blondie che gestisce tutto. Leggendola da piccolo ho imparato che il vero superpotere è la pazienza coniugale.
TEDDY BEAR
Orsetto coccoloso nato da un gesto di clemenza di T. Roosevelt durante una caccia. Io ce l’ho ancora, un po’ sformicolato, sullo scaffale: guardandomi con l’aria di «portami pure a fare un discorso sul potere morbido».
DISTINGUISHED
Letteralmente «distinto», si dice di chi ha capelli bianchi e porta gli occhiali con stile. È il traguardo dove arrivano in tanti, ma pochi ci mettono il papillon. Il mio barbiere la usa come complimento: «Signore, sta diventando molto… distinguished!» – grazie, credo?
BLACK SHEEP
La pecora nera della famiglia: si distingue dal gregge per il colore, ma anche per l’attitudine ribelle. Mia cugina è la nostra black sheep – capelli arcobaleno e collezione di gatti punk. Non potremmo amarla di più.
ROUGH RIDERS
I cavalieri scatenati del ventennio di Roosevelt: cowboy, studenti Ivy League e indiani guerrieri, tutti insieme a cavalcare verso San Juan Hill. Immaginate un western misto a commedia scolastica, con tanto di baffoni presidenziali.
THE FAR SIDE
Striscia surreale di Gary Larson: mucche fumatrici, insetti in terapia, geni in vasca da bagno. Ogni volta che la leggevo, da ragazzo, pensavo «sarà mai possibile che l’universo sia così ridicolo?» – la risposta, ovviamente, è sì.
BULL MOOSE
Nome del partito fondato da T. R. quando si stufò dei repubblicani. Disse che era forte «come un alce arrabbiato» – e voi provereste a discutere con un alce? Io no. Da allora «Bull Moose» è sinonimo di carisma impolitico.
BLOOM COUNTY
La striscia cult degli anni ’80 con Opus il pinguino iperansioso. Ricordo ancora la sua battuta «I’m not fat, I’m fluffy». Se vi capitano giornate così, tirate fuori Bloom County e ridete del politicamente corretto.
SILVER
Argento vivo tra i capelli o tra le monete. Qui si parla dell’eleganza che arriva con l’età: pensate a George Clooney, ma anche alle prime striature che scoprite al bagno e pensate «uhm, magari compro la tinta…».
PEANUTS
Non solo arachidi: è lo zoo di Charles Schulz. Io mi rivedo sempre in Linus e la sua coperta – perché anche da adulti abbiamo bisogno di piccoli fortini di sicurezza, no?
MISFIT
Chi non calza nel puzzle preconfezionato. Misfit è il tassello rotondo, il chiodo fisso, la chitarra elettrica in un’orchestra di violini. Il bello? A volte è proprio il pezzo che rompe la monotonia e crea nuove melodie.
FLECKED
«Chiazze», «puntinato». È il grigio che sboccia a macchie, come se Madre Natura usasse lo stencil. A volte mi guardo le tempie e dico «ops, flecked alert!», poi sorrido: è solo esperienza che affiora.
REJECT
Puro senso di «non voluto»: il biglietto non preso, l’etichetta rossa, l’amore non corrisposto. Fa male un po’, ma spinge a creare la propria squadra di rigetti, che poi diventa la crew più autentica.
BIG STICK
«Parla piano, ma porta sempre un grosso bastone». Il motto di Roosevelt diventato proverbio. Io lo adotto quando devo trattare il wifi guasto: prima la diplomazia, poi il ripristino del modem – il bastone tecnologico, via!
Suggerimenti tematici
Chi non si integra
Se avete mai pensato «sono sempre l’ultima ruota del carro», quattro voci qui vi somigliano un po’ troppo. Pensate a chi resta fuori dal branco… magari per scelta, magari per sfortuna.
Modi per dire «stò inziorando a sbiancare»
Mettetevi davanti allo specchio: se il tempo vi ha regalato riflessi «granellati», cercate qui. Non è un negozio di spezie… ma ci siamo vicini!
Strisce comiche vintage
Chi ama i personaggi che fanno «Bau!» o «Brr!» in quattro quadrettini bianchi troverà pane per i denti… ops, ciambelle per Snoopy!
Cose collegate a Theodore Roosevelt
Pensate a un presidente dagli occhiali tondi, la frusta del «soft power» e una certa passione per gli animali in peluche…
Spiegazione delle risposte
Clicca per rivelare le risposte!
Chi non si integra
:BLACK SHEEP,MISFIT,OUTCAST,REJECTChiunque abbia mai avuto la sensazione di «non far parte del gruppo» troverà qui la sua squadra perfetta. Black sheep (la classica pecora nera) è il simbolo per eccellenza del diverso in famiglia; outcast richiama l’immagine del bandito con la valigetta che nessuno invita alla festa; misfit è quel bullone rotondo che provano a ficcare in un foro quadro; reject, be’, è letteralmente ciò che viene rigettato – pacco postale o fiducia dei compagni, fate voi. Quattro sfumature di «non mi vogliono», ma messi insieme fanno sentire un po’ meno soli. E se vi ci rivedete… abbraccio virtuale, ci passiamo tutti!
Modi per dire «stò inziorando a sbiancare»
:SALT-AND-PEPPER,DISTINGUISHED,SILVER,FLECKEDSalt-and-pepper è il più simpatico: sembra una saliera versata sul cranio, no? Distinguished è la parola che usiamo per dire «ha i capelli bianchi, ma che classe»; silver è l’argento che colonizza le tempie e, diciamolo, fa pure glam; flecked («chiazze») ricorda la spolverata di neve sulle spalle del professore di turno. Il bello è che, volenti o nolenti, questa categoria colpisce tutti: basta un giorno stressante e voilà, nuova fibra candida! Quindi, se stamattina avete scoperto un nuovo «bianco zero», dedicateci pure un pensiero… e magari un po’ di tinta. 😉
Strisce comiche vintage
:BLONDIE,THE FAR SIDE,PEANUTS,BLOOM COUNTYUn tuffo nella domenica di relax con i giornali sparsi sul tavolo. Peanuts ci ha fatto piangere con il piccolo albero di Natale di Charlie Brown; The Far Side ci ha fatto ridere con le mucche fumatori di sigari; Blondie è la nonna delle strisce domestiche, eterna lotta tra divano e ciambelle; Bloom County raccontava l’America degli anni ’80 grazie a un pinguino coi complessi. Quattro capisaldi che hanno insegnato a me (e a mio papà) l’arte del «vignettismo». Se vi salta l’occhio su «Snoopy» o su «Opus» quando passate al mercatino, non resistete: è colpa di questa categoria, colma di nostalgia cartacea!
Cose collegate a Theodore Roosevelt
:TEDDY BEAR,ROUGH RIDERS,BULL MOOSE,BIG STICKTeddy Bear nasce proprio da un viaggio di caccia del buon Theodore – non volle sparare a un orsetto legato, i cartoonisti lo immortalavano e boom, peluche per tutti. Rough Riders è la sua mitica brigata di cavalieri volontari a Cuba; Bull Moose è il nomignolo del partito che fondò quando si stufò dei repubblicani; Big Stick riassume il suo motto «Speak softly and carry a big stick». Il risultato? Una collezione di «cose Roosevelt» che farebbero invidia a qualsiasi museo dei presidenti. Io, confesso, quando ci sono arrivato ho urlato «BULLY!» come avrebbe fatto lui. Storia ed ego booster assicurati!
Alla fine, ecco il bilancio: due lock immediati (gli sfigatelli e i capelli che perdono la tinta), una mezza crisi esistenziale sui fumetti (ma che bella scorpacciata di nostalgia!) e un colpo da maestro sul fronte Roosevelt – oddio, mi sento quasi pronto a iscrivermi a storia americana all’università… o almeno a rifare il gioco domani, sperando in meno peli bianchi e più di quella sensazione da «ce l’ho fatta!». Se anche voi vi siete commossi davanti a Charlie Brown o avete avuto un momento «ma io sono la pecora nera di famiglia?», lasciate un commento. Ci si vede alla prossima griglia, intanto io vado a cercare il mio vecchio orsetto di pezza: promette di «parlare piano ma portare un grosso bastone» e, in questi tempi, fa sempre comodo un po’ di supporto morbidoso. 😄