10 febbraio 2026

NYT Connections Hint - 10 febbraio 2026

Salve, amanti della parola «collegata»! Stasera il mio gatto mi ha guardato con aria filosofica mentre fissavo il tabellone Connections e, dico sul serio, ho sudato freddo più di una ruota senza mozzo. Questa griglia mi ha trascinato da una fiera di significati a un set DVD pieno di extra, passando per sigle da hip-hop party. Risultato? Piedi stanchi (TIRESOME, proprio!) ma la testa che gira come HUBBUB in un tamburo. Pronti a pedalare tra le mie riflessioni? Partiamo!

Spiegazioni delle parole

  • SPOKESPERSON

    • Quando ero piccolo pensavo che «spokesperson» fosse solo il prezioso informatore in giacca e cravatta. Invece è anche quel raggio metallico, il SPOKE appunto, e la lingua ingleza ci ha rifilato una parola che sa di ruota… e di autorità. Da oggi non la posso più sentire senza immaginarmi una bicicletra che cerca di «parlare»!

  • INTERVIEW

    • Inter-vista: «tra le viti» della mente altrui. Ne ho fatte a bizzeffe, dalla matita dietro l’orecchio al registratore che si mangia la cassetta. Questo termine mi fa tornare la tensione di quando dovevo intervistare il preside: le mani umide, le domande che volavano come fogli fuori classe. Ecco, quella sensazione è stampata dentro il vocabolo.

  • EXPOSITION

    • Ex-porre, mettere fuori. Mi ricorda la prima volta che ho messo «fuori» le mie figurine all’EXPO del paese: il sole, l’odore di popcorn e l’ansia che qualcuno toccasse la mia preziosa duplicata di Maradona. Da allora «esposizione» è sinonimo di «mettersi in vetrina»… con il rischio di prendere polvere o applausi.

  • EMCEE

    • Un tempo, ignorante, pensavo fosse un «M.C.» muto. Invece è la sigla che balla: M-C, Em-Cee! Il padrone di cerimonia che spara rime e fa tremare il microfono. Vi confesso: ho provato a scandirlo davanti allo specchio, ma il mio riflesso ha fatto finta di non conoscermi.

  • OKAY

    • O-kay: due lettere che tappano ogni buco conversazionale. Quando mia nonna lo ha scoperto (prima diceva «okei» all’italiana) ha cominciato a firmare i messaggi «O.K., tua nonna». Da allora è il nostro codice segreto di «tutto apposto, ci vediamo a cena».

  • CONVENTION

    • Convention = con-venire, insieme. Io ci vado per gamer, lei per libri, mio cugino per fumetti. C’è chi dorme in fila, chi fa cosplay, chi raccoglie gadget. Il termine è un contenitore di «folla appassionata» e puzza di stampato appena uscito.

  • FAIR

    • Fair mi sa di «giusto», ma anche di «fiera». E di luna park. Quella sensazione di «è lecito divertirsi», mentre ti infili un calorimetro di cioccolato fuso. Quando la pronuncio, il mio palato sa di zucchero filato e la voce si alza di un paio di toni: F-A-I-R!

  • COMMENTARY

    • Commentary è quel sottofondo da «DVD notturno» che ti racconta perché l’attore ha una voglia sul ginocchio: perché quel giorno aveva dimenticato la crema solare. Io lo ascolto a cena e, tra boccone e boccone, scopro di vivere in un film commentato.

  • SHOW

    • Show è la parola-madre: spettacolo, programma, esibizione. Ti fa alzare il pollice come se fossi un cerbero di talent. Ricordo il mio primo «school show»: ballo di gruppo, calze glitter e la giusta dose di imbarazzo. Da allora «show» è sinonimo di «cuore che batte a 120».

  • OUTTAKES

    • Out-takes: ciak sbagliato, parola di traverso, porta che si chiude sul ditino del protagonista. Li amo più del film vero: è lì che l’imperfezione diventa comicità. Ne ho una collezione sul cell: video casalinghi in cui dico «ucciao» al posto di «ciao». Quelli sono i miei personal outtakes quotidiani.

  • DEEJAY

    • Deejay: le D e la J che girano come vinile. Quando ero adolescente pensavo fosse un mestiere da «supereroe dell’auditorium». Col tempo ho scoperto che è più «giornalista con le cuffie» ma il mito resta intatto: ogni volta che sento «D-J» immagino un cape di Super-Sound.

  • RIMSHOT

    • Rimshot è il «badum-tss》 che accompagna la battuta di cui ti penti. Il batterista la sferra così, rimbalzo su cerchio e pelle. Io lo uso in chat con l’emoji 🥁 quando faccio una freddura: è il modo elegante per dire «lo so, fa male, ma ridevi».

  • TIRESOME

    • Tiresome: quando la ruota della vita ti si buca e ti tocca camminare. È il lavoro del martedì, la fila allo sportello, la sveglia che suona in minor. Appena lo dico, sbadiglio. Proprio adesso. Scusate.

  • TRAILER

    • Trailer è l’ape regina del marketing: ti porta nel favo del cinema prima che tu possa gridare «spoiler!». Ne ho visti di notturni, quei 2 minuti che ti fanno piangere, ridere e sudare il biglietto. Da buon cinefilo li chiamo «promesse d’amore» che a volte mantengono, a volte tradiscono.

  • HUBBUB

    • Hubbub è il vociare, il chiasso, il «rumore del centro commerciale il 24 dicembre». Mi ricorda il mercatino di Natale di Trento: vin brulè, chiacchiere e bambini perduti. Insomma, è il tumulto che nasce dal «centro» (hub) di ogni cosa.

  • KAYO

    • Kayo = K.O. Knock-out. L’ho scritto la prima volta su un biglietto per il mio amico boxeur: «In bocca... ops, sul guanto, kayo!». È una di quelle parole che pare urlare «TI HÓ COLPITO». Da allora la uso anche per definire le mie giornate «kayo», quando il letto mi stende senza appello.

Suggerimenti tematici

  1. MOSTRA/ESIBIZIONE

    • Pensa fiere, mercati, esposizioni e palchi: dove vai quando vuoi vedere (o farti vedere) qualcosa di nuovo?

  2. PAROLE CHE SCANDISCONO INIZIALI

    • Pensa a quanto ama la musica la tua tastiera: DJ, MC, KO e OK cantati lettera per lettera. Riesci a «sentire» le iniziali?

  3. EXTRA DEL DVD

    • Immagina di tenere in mano il telecomando: cosa guardi PRIMA del film principale o DOPO? Qualcosa che non è mai nella versione cinema…

  4. CHE INIZIANO CON PEZZI DI RUOTA

    • Mozzo, cerchio, raggio… ma anche il suono di un rullante e una voce ufficiale. Hai mai guardato una bicicletra di vocaboli?

Spiegazione delle risposte

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  1. MOSTRA/ESIBIZIONE

    :CONVENTION,EXPOSITION,FAIR,SHOW
    • Ah, la fiera dell’anno! A 10 anni scolsi la mostra d’arte con un gelato alla EXPO-sition, a 20 ho sudato in camicia alla CONVENTION di videogiochi, a 30 ho fatto il giro del FAIR gastronomico (troppi salumi, zero rimpianti) e ieri sera… SHOW! Concerto, musical, stand-up: che altro se non un «esibizione» dal vivo? Le quattro parole sono sinomini di «mettersi in mostra», ognuna con la sua sfumatura: tecnica, professionale, ludica o spettacolare.

  2. PAROLE CHE SCANDISCONO INIZIALI

    :DEEJAY,EMCEE,KAYO,OKAY
    • Che bello quando le parole fanno il giochino di nascondersi dietro le proprie iniziali! DEEJAY non è solo un DJ scritto alla «figo-saggio»: è il suono stesso delle lettere D-J. EMCEE altrettanto: il rap delle consonanti M-C che diventano «emcee». KAYO è il nostro caro KO da knockout, mentre OKAY è l’old-but-gold «okay» detto ad alta voce. Quattro esempi perfetti di «orthographia parlata»: storie di sigle che ballano fuori dal righello.

  3. EXTRA DEL DVD

    :COMMENTARY,INTERVIEW,OUTTAKES,TRAILER
    • I registi ci hanno insegnato che un DVD non finisce con il «fine». Prima trovi il TRAILER, quelle anteprime che ti fanno venire voglia di pizza e popcorn. Poi spuntano INTERVISTE con l’attore che «si commuove» dietro le quinte, COMMENTARY dove il regista ti spiepa ogni fotogramma («ecco, qui ho voluto un grado di saturazione filosofico…») e, magia suprema, gli OUTTAKES: le papere, le bestemmiette dimenticate e quel ciak che vola via con la parrucca. È il backstage linguistico che ogni cinefilo adora.

  4. CHE INIZIANO CON PEZZI DI RUOTA

    :HUBBUB,RIMSHOT,SPOKESPERSON,TIRESOME
    • Se hai mai smontato una bici, conosci HUB (il mozzo), RIM (il cerchio) e SPOKE (il raggio). Qui le hanno trasformate in parole che «girano». HUBBUB è quel chiasso caotico come un mozzo pieno di raggi impazziti; RIMSHOT è il colpo di rullante che «cerchia» la battuta dello stand-up; SPOKESPERSON è il raggio che parte dal centro per portarci le news e TIRESOME… beh, la ruota stanca che gira e rigira stanca anche noi! Quattro termini diversi, ma tutti «pneumaticamente» connessi al mondo della rotaia.

Dopo essermi aggrovigliato tra ruote, microfoni e stand di esposizione, oggi ho capito che Connections non è solo un quiz: è una gita a Gardaland dentro la nostra testa. Ti fa pedalare su ricordi, ti fa fermare a un chiosco di sigle e poi ti butta sulle montagne russe degli extra del DVD. E quando, finalmente, trovi l’ultima quadrupla, arriva il sollievo di chi scende dalla giostra: stanchissimo, sorridente e già pronto a ricominciare la fila. Alla prossima manche, compagni di gioco: ci vediamo domani… forse con il casco, chissà!