NYT Connections Hint - 8 febbraio 2026
Salve, manipolatori di parole! ☕ Oggi ero talmente immersa nel pensiero che ho versato il caffè nel portasciugamani – segno che il pensiero di Connections mi tormenta fin dal risveglio. 😅 Complice il freddo fuori, mi sono detta: «Forse il cervello è congelato, ma lo scongelerò con un po’ di sano word-therapy!» E invece ecco che questa griglia mi riserva una sorpresa dietro l’altra: password, abitudini quotidiane, richiami inglesi alla «two» e persino il silenzio imposto. Se anche voi avete tentato di collegare MUZZLE con «animali» e vi siete impigliati, benvenuti nel club. Respirate: stiamo per smontare ogni ingranaggio insieme, con un po’ di ironia e tanti «aha!» di pancia.
Spiegazioni delle parole
TIMER
TIMER è il nostro piccolo tiranno da cucina: lo giro e mi dice «ti do 3 minuti per cuocere la pasta al dente». Ma se gli aggiungete un «two» davanti… tada! Diventa il furbastro delle situazioni «two-timer», colui che frequenta due persone contemporaneamente. Un salto dall’allegria del pollo arrosto al dramma da telenovela, proprio come le mie domeniche sera.
GAG
GAG può essere uno scherzo (ti tiro la linguaccia – gag!), oppure il tappo di cartone che ti mettono in bocca nei film d’azione. Ho scoperto che esiste anche la «gag reel», la compilation di errori divertenti, e da lì il salto mentale a «ridere soffocati» è stato breve. Se vi dico «zitto!» questo è il verbo perfetto, insieme a un nastro adesivo immaginario.
DRILL
DRILL per me è sinonimo di scuola elementare: quei maledetti esercizi di matematica «ripeti 20 volte». È anche il trapano elettrico che mio padre usava la domenica per appendere quadri storti. In entrambi i casi è una ripetizione, un «solito rumore» – da qui l’assonanza con la routine. Morale: i drill ci forano la testa più che il muro!
BIT
BIT in informatica è l’unità minima, 0 o 1, acceso o spento. Ma se lo precede un «two» diventa «two-bit», ovvero «cosa da poco» – per esempio il mio tentativo ieri di fare pompieri con il gatto sul balcone. Piccolo, minuscolo… eppure senza di lui i nostri Byte (8 bit) non esisterebbero. Pensateci: anche i giganti digitali nascono da granellini sabbiosi.
ROUTINE
ROUTINE è la mia coperta di Linus: mi protegge ma a volte mi soffoca. Caffè, doccia, 5 km di corsa (mentre maledico la sveglia). È quel circoletto quotidiano che ci fa dire «ma oggi è già domani?». Insieme a drill, grind e habit forma la band delle «solite cose», ma senza di loro probabilmente dimenticheremmo anche le chiavi di casa.
SYMBOL
SYMBOL può essere il cuoricino che ci inviamo su WhatsApp, il segno dell’euro che ci fa piangere al supermercato, o quel mostricciattolo @ che ci tiene incollati al computer. Senza simboli le password sarebbero tristi come minestra senza sale – e gli hacker ruberebbero pure quella!
CENTS
CENTS sono i centesimi, quei monetini che rotolano sempre sotto il divano. In inglese dire «two cents» significa «il mio modesto parere»: praticamente il prezzo delle nostre chiacchiere! Quando li abbino a TIMER, BIT e FACED mi torna in mente il mio primo stipendio: 200 dollari di «two cents» accumulati a forza di blog da studentessa.
LENGTH
LENGTH è la madre di tutte le discussioni: dai capelli (taglio o no?), ai romanzi (troppo lunghi?), alle password (8 caratteri minimum, please!). Sapevate che in fatto di sicurezza più è lunga, meglio è? Come dire: «Più sei verboso, più sei inviolato». Da oggi mi firmerò con una frase di 40 caratteri, tanto per stare safe.
NUMBER
NUMBER: 7, 13, 42 (la risposta!) o il PIN della nonna che usa la data di nascita del gatto. È uno dei pilastri delle password insieme a maiuscole e simboli. Curiosità: il numero 4 in Cina suona come «morte», quindi lo evitano come noi il 17. Che lo sapevate? Io no, finché non ho sbagliato ascensore a Pechino!
SILENCE
SILENCE per me è quella manciata di secondi dopo che chiedo «A chi tocca lavare i piatti?». È anche l’arma preferita dei genitori: «Ti do il silenzio!». Associato a GAG, MUZZLE e INHIBIT diventa un mini-manuale del «non dire boiate», perfetto per chi (come me) parla troppo quando è nervosa.
GRIND
GRIND è quel sottofondo quotidiano: macinare caffe, macinare kilometri, macinare lavoro. Il verbo che ci fa sentere come se avessimo la mola antica in tasca. Con drill, routine e habit si trasforma nella band musicale delle giornate monotone – ma senza il grind, nessuna soddisfazione finale.
MUZZLE
MUZZLE è il musino del cane, ma anche l’ordine militare «chiudi il becco!». Quando lo collego a gag, silence e inhibit mi sale in mente la scena dei film in cui al protagonista mettono il nastro adesivo sulla bocca. Il mio cane odia la muzzle-maison (sì, l’ho chiamata così), ma l’idea di silenziare il suo abbaiare a 3 a.m. resta affascinante.
HABIT
HABIT per me è sinonimo di «procastinazione certificata»: apro il telefono «solo per 5 minuti» e boom, è passata un’ora. Buono o cattivo, l’habit ci governa: spazzolare i denti, controllare Instagram, dire «cioè». Insieme a drill, grind e routine è il membro anziano del gruppo «Same old stuff», quello che ci fa dire «ci sono abituato».
FACED
FACED è il partecipio di «face»: due-faced è proprio quel simpaticone che ti sorride e poi parla alle tue spalle. In pratica l’equivalente linguistico del gelato al limone che sa di detersivo: ingannevole! Quando lo vedo vicino a BIT, CENTS e TIMER non posso fare a meno di sorridere: tutte espressioni inglesi che compaiono nelle soap-opera trasmesse dopo cena.
INHIBIT
INHIBIT è il professore severo che alza la mano e dice «Basta!». In laboratorio inibisce i reagenti, nella vita inibisce le voglie (magari con scarsa efficienza). Associato a gag, muzzle e silence costituisce il dream-team del «non puoi esprimerti». Personalmente, ogni volta che cerco di inibire la voglia di cioccolato, perdo 3-0 al primo minuto.
UPPERCASE
UPPERCASE è come dare un «grillooooo» alla tastiera: tutto grida, anche se in realtà stai solo scrivendo una password. Io lo uso per sembrare furetta con le email, ma poi dimentico il Caps Lock acceso e sembro arrabbiata con l’universo. Senza di lui, le chiavi di accesso piangono di insicurezza – e il sito vi guarda sbieco.
Suggerimenti tematici
SUPPRESS
Immaginate di dover chiudere la bocca a qualcuno – o a voi stessi – con qualsiasi mezzo. Questi vocaboli sono tutti sinonimi di «tappare la fonte del suono».
SAME OLD STUFF
Se la vostra giornata è un copia-incolla infinito di sveglia-caffè-lavoro-cena-seriale, beh, avete già il senso di questa famiglia. Pensate a ciò che vi ripete all’infinito, senza colpi di scena.
FEATURES OF A STRONG PASSWORD
Pensate a ciò che il vostro amico informatico vi urla sempre: «Maiuscola, numero, simbolo… e lunga!» Cosa hanno in comune questi quattro termini? Vi dà fastidio digitare Shift? Allora siete sulla strada giusta.
WORDS AFTER "TWO"
Provate a prependere «two» a ognuno di questi… vi garantisco che sbucherà fuori una locuzione inglese che avete sentito al cinema. Due centesimi, due volti, due tempi… quasi una soap-opera!
Spiegazione delle risposte
Clicca per rivelare le risposte!
SUPPRESS
:GAG,INHIBIT,MUZZLE,SILENCEQuando qualcuno vi mette il bavaglio (letteralmente o meno) sta usando uno di questi quattro verbi. Gag è il classico strappo di nastro adesivo su bocca da cartone animato; muzzle è il muso del cane ma anche l’ordine «zitto!»; silence e inhibit sono i poliziotti della lingua: uno ti zittisce, l’altro ti blocca prima che tu possa anche solo aprire bocca. Io li immagino in giacca nera che dicono «Niente parola, per favore». 🕵️♂️
SAME OLD STUFF
:DRILL,GRIND,HABIT,ROUTINERoutine, abitudine, esercizio, e quel «grind» quotidiano che ci fa sentire un po’ Sisyphs moderni. Io li chiamo «giorni lavorativi travestiti da parole». La mattina: caffè, drill (allenamento), routine, grind… e via così. Se anche voi avete fissato l’allarme snooze per la terza volta stamattina, avete già vissuto questa categoria in carne e ossa. 😴
FEATURES OF A STRONG PASSWORD
:LENGTH,NUMBER,SYMBOL,UPPERCASESono le quattro regole d’oro che mia nipote ripete come un mantra: «metti una maiuscola, un numero, un simbolo e almeno otto caratteri, zia!». In pratica è l’abc della sicurezza digitale – solo che qui ci serve anche la lunghezza, perché i cyber-cattivi non scherzano. Pro-tip: se la vostra password è ancora «123456», state praticamente invitando gli hacker a cena. 🍝
WORDS AFTER "TWO"
:BIT,CENTS,FACED,TIMERMetteteci un «two» davanti e magicamente spuntano fuori: two-bit (cosetto da poco, da nerd!), two cents (le nostre «due centesime» di opinione), two-faced (quello che dice una cosa e ne pensa un’altra – uuh, shade!), e two-timer (il classico imbroglione sentimentale). Un piccolo trucco inglese che fa sembrare tutto un film adolescenziale. Io, per esempio, ho scoperto di essere una «two-cents-dropper» compulsiva: non resisto a commentare il finale di ogni serie! 🙈
Ok, confession time: per un attimo stamattina ho pensato di cambiare le dita con quelle di un pianista per schiacciare più velocemente le caselle. 😅 Alla fine, però, è bastato un bel respiro e un caffè bollente per trovare il ritmo. La categoria «password» mi ha fatto sentire un hacker in 3 secondi, mentre «two» mi ha riportato all’età dell’innocenza quando contavo i centesimi per la merenda. Se anche oggi hai stentato un po’, non temere: domani è un altro giorno, un altro schema, e – scommetto – un altro momento in cui ci diremo “Ma perché non ci ho pensato prima?”. A domani, amici cruciverbali – tenetevi pronti a pestare ancora il tasto «undo»!